20/01/2015
Spesso uno tsunami è necessario e positivo
crisi significa cambiamento, trasformazione, mutamento – non si può certo negare come l’Europa, ormai da sette anni, sia in balìa di una profonda trasformazione non solo economica ma soprattutto di identità, di valori, di riferimenti morali. Il Trentino non fa eccezione. Anche se il tanto denaro nelle mani di una politica provinciale onnipresente ed onnipotente, invasiva e pervasiva, prima ci ha fatto credere che la crisi fosse lontana, poi che sarebbe sì arrivata ma debole, da ultimo ha finito per congelare il Trentino dentro una situazione irreale. Dove, improvvisamente, si scopre che i giovani non trovano più lavoro mentre i meno giovani lo perdono. Dove troppe persone sono parcheggiate dentro ammortizzatori sociali sempre più costosi per la collettività, peraltro alimentati più dalla piccola impresa di territorio che dalla medio/grande, talvolta presente in Trentino solo per il “contributo a fondo perduto”, pronta a delocalizzare con l’alibi di internazionalizzare. Dove qualcuno si illude di creare economia a colpi di Mart e Muse mentre il turismo soffre la concorrenza di nuove destinazioni, dove i consumi rallentano, dove le attività chiudono. Dove il PIL precipita ad una velocità che nemmeno in Italia.. isole comprese. Dove non è necessario l’intervento di Roma per cancellare l’autonomia se questa vive di quel 90% prodotto dalle imprese e destinato a rimanere nel territorio. Dove qualunque politico è bravo a governare se le risorse abbondano ma dove oggi scoppia il panico se il bilancio della provincia cala da 4517 a 4397 milioni di euro: mentre quasi tutte le nostre imprese metterebbero la firma se, quest’anno, il loro fatturato fosse diminuito solo del 2,65%. E viene forte il dubbio che il problema non sia quello di avere finito i soldi ma di avere finito le idee. Sto pensando ad uno tsunami che spazzi via le abitudini. A partire da una comunità che sceglie la classe politica mai per capacità ma sempre per appartenenza. Per continuare con una classe imprenditoriale che, in ogni iniziativa, ricorre prima a mamma provincia e poi, da ultimo, mette in gioco le risorse personali. Per finire alle diverse categorie economiche che, a parole, si riempiono la bocca di “sistema” e sottoscrivono inderogabili “accordi trasversali” ma che, nei fatti, curano esclusivamente il loro orticello. Per concludere con la gente comune che – ricorrendo alle parole di mia nonna Laura – una politica clientelare ha tenuto per lungo tempo con il “sedere nel burro”. Che non riesce più ad inseguire un traguardo, a rischiare un qualcosa, a sudare, a fare fatica. E che sembra ricondurre ogni azione alle parole di Oscar Wilde “il senso del dovere è quello che noi chiediamo agli altri”. Spesso uno tsunami è necessario e positivo. Per una comunità che si voglia rinnovare, che si voglia rimboccare le maniche, che decida di tornare ad immaginare, a vivere, a costruire. Roberto De Laurentis – Presidente dell'Associazione Artigiani di Trento
