Alessandro, partiamo dal principio: come nasce l’idea di avvicinarsi al mondo delle stampe in 3D?
Sono un appassionato di elettronica e nel 2009, studiando per conto mio, ho iniziato a capire meglio questo settore, leggendo manuali più tecnici e capendo come allestire una stampante 3D in casa. In realtà, nei libri che ho letto veniva spiegato maggiormente proprio come costruirle più che come adoperarle. Anche perchè bisogna pensare che, all’inizio e dunque appena qualche anno fa, questo tipo di tecnologia era “artigianalissima”: non esisteva nulla e nemmeno le multinazionali erano interessate a questa strumentazione. Poi nel tempo i macchinari e le tecnologie sono migliorate e cresciute molto, così come il mercato.
Si tratta in effetti di un settore davvero particolare, anche perchè tu stesso hai una grande inventiva e crei praticamente ogni cosa con le tue stampanti…
Ammetto che questo comparto è veramente molto ampio e noi ne siamo una concreta dimostrazione. Cosa realizziamo? Qualsiasi oggetto. Se hai un idea, noi proviamo a concretizzarla! Possiamo creare maschere per cosplayer (persone che si travestono da personaggi di cartoni animati o film) o da samurai, ma anche parti del corpo, seppur non biocompatibili.
Parti del corpo? In che senso?
Nel senso che un dottore o un chirurgo può chiederci, come è già successo, di realizzare una parte del corpo per capire come intervenire e magari fare un’operazione. Ma non è tutto: possiamo anche ricreare, ovviamente in scala, interi edifici. Si crea un modello in tre dimensioni a computer e poi si procede con la stampa. Sembra incredibile, ma possiamo farlo davvero.
Tu sei una figura particolare, possiamo definirti un “artigiano digitale”: come e perchè hai deciso di rendere questa passione un lavoro?
Devo sottolineare che all’inizio ci siamo dovuti “fare le ossa”, comprando la prima stampante in 3D e facendoci conoscere pian piano. Tutto è nato quando siamo entrati in contatto con un’azienda olandese, la quale chiedeva che operatori di questo settore mettessero a disposizione i propri macchinari per realizzare specifici prodotti. Siamo poi cresciuti nel tempo ed ora, grazie all’aiuto di mia moglie e dei miei figli, abbiamo 10 stampanti e 2 scanner, capaci di scansionare addirittura un essere umano!
Sembra però un lavoro in cui non si può procedere da soli, ma occorre lavorare in team: giusto?
Certamente. Tutti i clienti chiedono personalizzazioni, adattamenti e modifiche: ogni giorno si imparano cose nuove e ed è un settore in cui l’auto-apprendimento e l’aggiornamento devono essere continui. Ma ovviamente, come in tutti i settori tecnici, anche in questo è necessario confrontarsi costantemente con gli ingegneri, gli sviluppatori e gli addetti a ricerca e sviluppo. Le mie competenze riguardano ad esempio l’ambito artistico, oltre ovviamente a quelle che consentono il funzionamento dei macchinari.
Alessandro, un’ultima cosa: c’è qualche messaggio che vuoi lanciare ai giovani che intendono avvicinarsi non solo a questo lavoro, ma al mondo artigiano in generale?
Dico loro di andare avanti piano, senza fermarsi ma con pazienza. All’inizio si può partire come dipendenti, poi si presenterà la possibilità di crescere ed ampliarsi. Io personalmente ho iniziato quando avevo venticinque anni ed ora, qualche anno più tardi, posso dire di aver fatto la scelta giusta.





